L’insostenibile sicurezza del dato: la protezione delle informazioni

Che scegliamo una soluzione di Cloud Computing privato o un semplice sistema di archiviazione online, la protezione dei dati deve essere la nostra prima preoccupazione. Quali sono le misure di cautela che possiamo prendere per garantire la business continuity?


L’insostenibile sicurezza del dato: la...

Dati, dati e ancora dati… le nuove pepite d’oro per le aziende degli anni 10-20. E proprio come durante la corsa all’oro si faceva man bassa del metallo prezioso, oggi si cercano di immagazzinare più informazioni possibili, sia per garantire un servizio ai nostri clienti o per registrare dati interni all’azienda che portino a un miglioramento futuro.

Proprio per la grande mole di dati che ogni giorno l’azienda media ha bisogno di stoccare con cura, si sta costituendo con sempre più decisione la necessità di un’archiviazione che ne garantisca il più possibile la protezione.

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L’oggetto: l’archiviazione dei dati

Anche per chi trova l’argomento hardware, database, server e quant’altro una materia oscura, le modalità in cui possono essere stoccati i dati sono solo due, entrambe di facile comprensione.

Da una parte c’è il Cloud Computing pubblico. Si tratta di un insieme di servizi forniti da terzi, che vanno dal solo hardware ai software stessi, per l’archiviazione e la gestione dei dati e delle risorse interne all’azienda. Esistono varie tipologie di questa pratica, che si differenziano a seconda del livello dell’offerta:

  • IaaS (Infrastructure as a Service): con questa formula viene affittata la parte hardware (server, macchinari virtuali) messa a disposizione da un provider, che fornisce poi un servizio Cloud sfruttabile per la memorizzazione dei dati;
  • PaaS (Platform as a Service): in questo caso viene distribuito un vero e proprio ambiente, che alleggerisca gli sviluppatori dalla creazione ex novo di un’interfaccia, di test e dalla gestione dei software;
  • FaaS (Function as a Service): la gestione dell’infrastruttura è affidata all’esterno, mentre spetta allo sviluppatore la creazione di funzioni che vengono eseguite su richiesta. In questo modo ogni servizio si avvia e si arresta in modo asincrono;

Dall’altra parte, ci sono i sistemi di archiviazione interni all’azienda. In questo caso si può:

  • Ricorrere al Web, e si parla di Cloud Computing privato;
  • Servirsi di un’archiviazione locale offline che sfrutta i macchinari fisicamente presenti;

A prescindere dalla casistica, questo secondo scenario si riferisce allo sfruttamento di risorse interne all’impresa. Come se nella corsa all’oro, ogni cercatore avesse avuto il proprio deposito dove tenere sotto chiave le pepite conquistate. Macchinari, server, archivi che ronzano più o meno silenziosi in uno stanzone in fondo al corridoio. L’onere del loro mantenimento e soprattutto della salvaguardia dei dati contenuti è quindi sulle spalle dell’azienda stessa e del reparto IT.

L’archiviazione dei dati si serve di due vie principali: il cloud computing (pubblico o privato) in cui i dati sono migrati online e i macchinari sono forniti e detenuti da terzi (pubblico) o interni all’azienda (privato), e l’archiviazione in locale.

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Il problema: la protezione dei dati

Qualunque sia il metodo scelto, il problema principale che balza all’occhio è quello di garantire la conservazione e la protezione dei dati raccolti.

L’oro del nostro millennio è fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un business: non a caso il 40% delle aziende chiude nei due anni successivi a un episodio di perdita di dati.

Nel caso in cui non si abbiano le risorse fisicamente a disposizione ci si deve mettere nelle mani di chi ci fornisce il servizio. Se invece l’archiviazione avviene all’interno del nostro ambiente di lavoro, possiamo prendere delle misure precauzionali che ci tutelino di fronte ai rischi impliciti legati alla pratica.

Ma quali sono i pericoli a cui siamo esposti quando si parla di protezione dei dati?

  • Tutto ciò che mina la corretta manutenzione dei supporti fisici. Ovviamente quando si ha una grande concentrazione di macchinari, anche di grandi dimensioni, si devono prevenire problemi legati a corto circuiti e disastri ambientali. Un danno al server fisico renderà inaccessibili tutti i dati in esso contenuti;
  • Nel caso di archiviazione su Cloud, l’esposizione a malware e attacchi zero-day. Il Web ci dà tanti vantaggi, tra cui la possibilità di accesso al Cloud da tanti dispositivi diversi, ma nello stesso tempo rende più impegnativa la protezione dei dati.

E a cosa dobbiamo puntare per salvaguardare il nostro business di fronte a questi pericoli?

Quello che ci deve maggiormente interessare è garantire la business continuity: nonostante l’incidente, si deve essere in grado di continuare a fornire i servizi e i prodotti che offriamo solitamente. Per premunirsi in questo senso ci si può servire di supporti esterni e autonomi. .

Il problema principale legato alla protezione dei dati riguarda l’eventuale danneggiamento dei server su cui sono memorizzati. Per garantire la business continuity si possono impiegare dei supporti esterni.

 

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La soluzione: Disaster Recovery

La soluzione di Eniac è un dispositivo che garantisce la business continuity grazie a un servizio di disaster recovery.

Con una soluzione di questo tipo si ha un supporto fisico reale, su cui viene installato il relativo software, da collegare ai propri macchinari: periodicamente si crea un’immagine del server, una replica esatta delle informazioni in esso contenute. I backup vengono effettuati con cadenza ciclica, ma possono anche essere avviati manualmente in caso di necessità.

Il processo di virtualizzazione istantanea delle informazioni porta poi al caricamento dei dati salvati su Cloud: su quello del dispositivo, oppure sul Cloud privato aziendale.

Questo risponde all’esigenza di business continuity espressa nel paragrafo precedente: avendo accesso a una copia esatta del proprio archivio, in caso di incidente sarà possibile riavviare i flussi di lavoro in meno di dieci secondi. Come se nulla fosse successo in caso di crash del sistema. Come se nulla fosse successo, anche se uno tsunami ha colpito la stanza server.

Anche nel caso di attacco informatico con il passaggio dell’immagine del server sul Cloud del dispositivo la protezione dei dati è garantita: Mr. Robot dovrà cambiare bersaglio!

E se i backup non sono completi o sono danneggiati?

Niente paura, l’integrità della copia viene verificata automaticamente. Qualsiasi parte del salvataggio, inoltre, può essere aperta in ogni momento per comprovare l’effettiva riuscita positiva del backup.

Tornando al caso dei cercatori d’oro, affidarsi a un dispositivo di questo tipo, è un po’ come mettere le pepite in cassaforte.

Una soluzione per garantire una migliore protezione dei dati è strutturare un sistema di disaster recovery. Il dispositivo di Eniac è uno di questi: crea un’immagine del server e la carica sul proprio Cloud, o su quello privato dell’azienda.

 

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Conclusioni

Il problema che affligge maggiormente le aziende moderne è legato alla protezione dei dati immagazzinati nei propri sistemi. Cosa succederebbe in caso di disastro ambientale? Cosa, in caso di attacco informatico? Per risolvere l’incubo dei CTO del nostro tempo, sono state studiate varie soluzioni. Una di queste è l’adozione di un sisema di Disaster Recovery che possa garantire la business continuity in caso di problemi. Con questo supporto è possibile creare una copia esatta dei propri server e caricarla sul Cloud messo a disposizione dal dispositivo stesso.

I rischi legati al possesso di dispositivi di archiviazione fisici si riducono così notevolmente.

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