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Le API: il Polline del mondo Informatico.

API è un acronimo che significa Application Programming Interface: questo strumento nato e sviluppatosi in ambito strettamente informatico, utilissima semplificazione per i programmatori, sbarca anche nell’ambito del business: in che modo è possibile sfruttarlo?


Le API: il Polline del mondo Informatico.

Probabilmente lo avrete letto mentalmente come l’omonimo insetto italiano, ma in realtà API è un acronimo di origine anglosassone che significa Application Programming Interface. E, con ancora maggiore probabilità, anche ora che ne è stato svelato il significato, per molti rimane un termine oscuro.

Si tratta in realtà di uno strumento utilissimo in ambito informatico, che comporta grandi semplificazioni nella vita degli addetti ai lavori… e anche degli utenti, che giovano indirettamente (soprattutto a livello di intuitività dell’interfaccia) della loro applicazione.

Il mondo informatico ha le sue regole, proprio come il Fight Club, e una delle prime è “Don’t repeat yourself”: un invito a sfruttare ciò che si ha già a disposizione, evitando di svolgere un lavoro inutile. Proprio questo, permettono le API.

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API in informatica: di cosa si tratta?

Le API sono funzioni che permettono l’accesso a determinate informazioni messe a disposizione da terze parti. Consentono quindi lo scambio di dati tra più enti e la condivisione di specifiche funzionalità. La particolarità di questi strumenti è che l’invio delle informazioni avviene senza che si abbia accesso al codice dell’applicativo da cui provengono: l’API effettua una “chiamata” da un programma a parti di un’applicazione o a librerie che permettano agli sviluppatori di usufruire delle funzioni di un determinato software.

I dati a cui si ha accesso possono poi essere manipolati o modificati in modo da adattarli alle esigenze del programma in questione o in modo da introdurne un nuovo utilizzo.

Il ruolo delle API si esplica sostanzialmente in tre ambiti:

  • Semplificazione

Potendo avere accesso alla preesistente implementazione di una piattaforma, lo sviluppatore può evitare di scrivere ex novo i codici. Questo, oltre che determinare un grande risparmio di tempo, implica anche la correttezza formale delle funzionalità utilizzate (sottintendendone la provenienza da fonti attendibili) e il loro affinamento nel momento in cui l’applicazione originaria le migliora.

Un altro vantaggio in questo senso è che l’utilizzo delle API introduce una coerenza formale tra le applicazioni che fanno capo a una stessa piattaforma.

Un esempio: avete presente quei form di iscrizione (o di spedizione) che propongono la compilazione automatica dei campi inerenti a Stato, Regione e Provincia? Se non esistessero delle API che permettono la “chiamata” al database, ad esempio, di Google in cui queste informazioni sono racchiuse, il programmatore dovrebbe raccogliere da solo questi dati (ovvero tutti gli Stati esistenti nel mondo, per ognuno le regioni e per ogni regione i comuni) e creare la stringa di codice che ne permette l’utilizzo. Facile immaginare quanto l’esistenza di questa funzione semplifichi la vita!

  • Controllo

La presenza di un’API determina sempre una “chiamata” nel momento in cui è necessario accedere ai dati a cui fa riferimento.

Questo fa sì che quando un programma chiede l’accesso a dispositivi hardware o funzioni software verso le quali non è necessariamente autorizzato, l’applicazione di provenienza possa verificare la legittimità della richiesta.

Un secondo esempio? La funzione di geolocalizzazione è disponibile tramite API di Google: sarà quella che permetterà l’accesso al sensore del GPS del dispositivo in uso. Quindi, ogni volta che un programma che la sfrutta chiede di localizzare geograficamente il dispositivo, il browser può effettuare un controllo, chiedendo all’utente di autorizzare l’azione.

  • Comunicazione tra servizi

Ultima ma non ultima, la possibilità fornita dalle API di integrare funzionalità di diversi servizi. Un esempio in questo caso è la possibilità di inserire le mappe di Google Maps all’interno di siti di varia natura, oppure quella di effettuare il login tramite l’account di Facebook o di qualsiasi altro social. Gli effetti benefici di questa ultima possibilità applicativa delle API sono una forte semplificazione della User Experience (non so se vi sia capitato di trovarvi a individuare un luogo tramite mappe che non fossero quelle di Google Maps… spesso è un inferno che fa desiderare un mondo privo di confini e denominazioni) e, ancora una volta, la possibilità di controllo degli accessi ai dati da parte di terze parti.

In ambito informatico le API (Application Programming Interface) sono funzioni che permettono di accedere alle informazioni di una libreria, di un database o di un software, senza conoscerne il codice, per poterne sfruttare i servizi. Si tratta di un’importante semplificazione per gli addetti ai lavori, che in questo modo possono evitare la scrittura di intere porzioni di codice con un notevole risparmio di tempo.

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…E le API nel business?

Come possono essere sfruttati dei tanto utili strumenti informatici nel mondo del business?

Sicuramente riferendoci all’ultimo aspetto del paragrafo precedente. Per le aziende che si vogliano affacciare al mondo del Web, le API costituiscono una grande opportunità per accelerare il processo di Digital Transformation.

In un’epoca in cui la condivisione è al centro dell’Universo informatico, poter avere accesso ai servizi messi a disposizione da altre applicazioni è un fondamentale passo verso l’innovazione e l’integrazione. Il passo è infatti più breve, quando si tratta di introdurre una novità, se si ha già una base su cui lavorare.

Le API e il loro utilizzo sono una vera e propria leva strategica per qualsiasi business emergente, la nuova frontiera dell’Extended Enterprise, ovvero di tutte quelle aziende che puntano su partnership e collaborazioni per affacciarsi al mondo informatico dei servizi digitali o dei software: potersi riferire a funzioni già implementate da entità del calibro di Google, Windows o Facebook realizza il sogno di un qualsiasi programmatore degli anni ‘90.

Se parliamo di condivisione e di interazione tra servizi e applicazioni, non si può fare a meno di pensare ai tre ambiti che più di tutti gli altri in questi anni sono destinati a dominare la scena IT:

  • AI (Artificial Intelligence): a questo proposito le API possono essere impiegate per integrare servizi già esistenti di assistenza al cliente via Web con chatbot, oppure per agire sulla semplicità di interazione tra utente e interfaccia, tramite sistemi di realtà virtuale o aumentata.
  • IoT (Internet of Things): API in questo caso è sinonimo di intermediario tra dispositivi e rete, e device e altri elementi di uno stesso network.
  • Machine Learning: nel campo delle “macchine che apprendono” le API possono essere sfruttate per creare interfacce per il riconoscimento facciale o che sfruttino aspetti legati allo sviluppo della biometrica.

Se poi business significa monetizzazione, è d’obbligo affrontare un ultimo aspetto: la produzione di proprie API da parte di un’azienda può essere sfruttata anche dal punto di vista economico. Colossi come Google mettono a disposizione gratuitamente uno slot numericamente finito di API. Cosa succede quando le funzioni a disposizione vengono esaurite? Si può sottoscrivere un abbonamento (a pagamento) per avere accesso ad altre informazioni.

I vari business quindi possono agire in modo analogo a questo. Se poi si vogliono rendere accessibili e di facile fruizione i dati messi a disposizione, si può ricorrere a strumenti come Open API, che consente di standardizzare la scrittura delle Application Programming Interfaces rendendole più corrette formalmente, e in più fornisce anche la documentazione relativa a metodi, parametri e modelli.

Nel mondo del business le API sono uno strumento fondamentale per promuovere integrazione e innovazione. Sono un’onda da cavalcare per accelerare i processi di Digital Transofrmation per aziende che si vogliono affacciare al mondo informatico e per quelle che vogliono colonizzare gli ambiti AI, IoT e di Machine Learning.

Conclusioni

Le API (Application Programming Interface) sono funzioni informatiche che permettono di accedere alle informazioni presenti in un database, in un hardware o alla libreria di un software gestito da terzi. Sono un valido strumento ormai molto diffuso in informatica per la sua capacità di ridurre i tempi di programmazione, senza svelare il codice dell’applicazione di appartenenza.

Anche nell’ambito del business sembrano assumere sempre più rilevanza: le API infatti consentono la condivisione di servizi tra applicazioni e siti diversi, favorendo l’integrazione di funzionalità e l’innovazione apportata dai singoli. Sono un ottimo trampolino per velocizzare la Digital Transformation delle aziende che vogliono evolversi in ambito IT e, se adeguatamente gestite, possono condurre a potenziale monetizzazione.

E proprio il caso di dire che le API stanno impollinando il senso degli affari di molte persone in molti settori.

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